mercoledì 16 maggio 2012

Recensione: GIUSEPPE CAPOGRASSI di Vincenzo Lattanzi (Edizioni Solfanelli)

Trovo molto bello il libro di Vincenzo Lattanzi. L’incipit è assai felice, dà il tono che sarà proprio di tutta l’opera, elimina subito nel lettore il senso di “freddezza” che si ha di solito all’approccio con una biografia. Lattanzi scrive con amore, si sente in ogni parola, eppure non abdica all’obiettività, offre un ricco e convincente apparato di note, prezioso per chi voglia conoscere meglio Capograssi, uomo di grande talento, troppo spesso non adeguatamente considerato (Lattanzi sottolinea con amarezza la sottovalutazione operata da Garin , pur indicandone correttamente le probabili ragioni).
Lo stile dello scrittore è brillante, ricco senza essere stucchevole, denso di impliciti richiami a una profonda cultura personale, pieno di sensibilità e rispetto, sia per il lettore, sia per le persone di cui parla. Con pochi e incisivi tratti delinea lo sfondo storico-sociale di ognuno dei momenti topici della vita di Capograssi, sottolineando come già da giovane il filosofo (ci si perdoni questo termine limitante, forse, ma che ci pare essere la vera sostanza dell’attività di Capograssi. Mai le sue posizioni hanno il peso dell’assertività, c’è sempre un tentativo di risalire alle cause, di prevedere gli effetti, di sentirsi parte di un tutto) mostrasse tutto il suo potenziale talento, nutrito di cultura umanistica, affezionato a quel Vico che sarà sempre il suo riferimento primario, attentissimo, però, alla realtà, all’applicazione pratica, alla vita di tutti i giorni. Mai così felicemente s’incontrarono letteratura, filosofia e diritto! Partito da uno storicismo di matrice crociana, mostra subito la sua originalità quando si distacca da D’Annunzio, mantenendo saldo il suo tendere al bene comune, caratteristica che lo accompagnerà per tutta la vita.

Allo stesso modo, nella tesi di laurea, rifiuta la tendenza “metafisica” ancora evidente in Orlando e sente in modo evidente la necessità di salvaguardare l’esperienza comune, la civiltà giuridica, il bene dell’individuo. Per tutta la vita continuerà a perseguire questo ideale che nulla ha di astratto, ma si nutre dell’esperienza, in una parola della vita, pur mantenendo saldi i principi del rispetto delle istituzioni, della tendenza all’ordinato e corretto vivere civile. Molto interessanti sono anche le pagine dedicate all’analisi delle motivazioni che spinsero Capograssi a giurare fedeltà al regime fascista. Lattanzi ci restituisce l’uomo, con i suoi dubbi, le sue incertezze, i suoi errori, ma anche la sua tempra, il suo amore per la vita e per la conoscenza. Non è certo compito di una recensione raccontare un libro, occorre solo, a parere di chi scrive, dare il senso dell’emozione che si è provata. Non conoscevo Capograssi se non di nome e per piccole note. Da questo libro ho imparato ad amarlo.

Giancarlo Giuliani


Vincenzo Lattanzi
GIUSEPPE CAPOGRASSI
I sentieri dell’uomo comune
Profilo critico e biografico

Presentazione di Francesco Mercadante
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-7497-742-0]
Pagg. 112 - € 9,00


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